martedì 4 aprile 2017

Castello di Santa Severa, quali prospettive




Lo scorso 22 marzo, una delegazione de “il paese che vorrei” ha incontrato il dirigente di LAZIOcrea, società in-house della Regione Lazio incaricata della gestione del Castello di Santa Severa, per discutere e approfondire la questione del futuro del Castello.

In sintesi, dall’incontro si è capito che la Regione ha recepito l’esigenza espressa dal progetto, da noi presentato ormai quattro anni or sono, circa il livello qualitativo delle attività da sviluppare e il vincolo di apertura del castello per l’intero arco dell’anno ma non ha recepito le nostre istanze riguardo la struttura economica e il sistema gestionale che costituivano il cuore della proposta.

Purtroppo, erano proprio gli aspetti strutturali del progetto a poter garantire la continuità delle attività e il loro livello qualitativo, le ricadute occupazionali e formative per il territorio, nonché la possibilità del sistema di autofinanziarsi nel tempo. Il sistema gestionale garantiva inoltre la possibilità di un controllo sulla opportunità e qualità delle azioni da sviluppare all’interno di quello che è un bene comune di interesse strategico per il nostro territorio.

Avevamo suggerito l’idea di una Governance composta da Ente Regione, Comune di Santa Marinella, comuni del comprensorio (che hanno approvato in Consiglio comunale il nostro progetto), Società di Gestione del Castello.

Questa Governance avrebbe approvato il calendario delle attività previste nell’arco dell’anno e i Partner coinvolti dalla Società di Gestione per il loro sviluppo; avrebbe identificato gli eventuali finanziamenti per le attività di particolare ricaduta sociale, come la formazione professionale e i seminari di interesse strategico per lo sviluppo economico del comprensorio, avrebbe vigilato sull’effettivo svolgimento delle attività e sul perseguimento degli obiettivi prefissati, correggendo, aiutando ed eventualmente sanzionando l’operato della Società di Gestione.

La Società di Gestione, nel progetto da noi presentato, era l’impresa che avrebbe garantito la gestione di tutti gli spazi del Castello ad eccezione di quelli dedicati all’ambito museale. Un’unica società avrebbe gestito le attività economiche più redditizie, (ristorante, foresteria, bar), garantendo loro continuità di mercato tutto l’anno attraverso la gestione delle attività culturali, sociali e di formazione che avrebbero richiamato una fruizione continua di utenti, visitatori, ospiti, avventori, partecipanti a corsi e seminari, frequentatori di mostre e tanto altro.

Infatti, per poter garantire il lavoro presso un ristorante è necessario creare i presupposti affinché il gestore possa contare su un flusso continuativo di avventori. Altrimenti, le attività resteranno aperte per la stagione estiva e, se va bene, durante qualche fine settimana. E i lavoratori, di conseguenza, saranno occupati stagionalmente o per lo più a chiamata.

Per non correre questo rischio, avevamo suggerito un sistema gestionale di un bene comune che garantisse delle ricadute positive per tutti e non per pochi imprenditori. Un sistema in cui, per il suo stesso interesse, l’imprenditore investisse al tempo stesso su un’attività commerciale e su attività d’interesse sociale che avrebbero attratto utenti a garanzia della continuità dell’attività commerciale stessa. Ma non solo, la continuità di frequentazione del castello avrebbe potuto garantire un mercato di riferimento anche per le botteghe artigiane che immaginavamo potersi sviluppare all’interno del Castello. Per loro ipotizzavamo un canone agevolato in relazione all’erogazione di corsi di formazione artigianale da svolgersi nelle botteghe stesse; se porti un beneficio sul territorio ottieni un’agevolazione economica, se porti nuovi utenti e nuovi visitatori, anche tu contribuisci alla creazione del sistema di gestione economica per cui tutti gli operatori creano un beneficio per gli altri e, ovviamente, per se stessi.

Questo riassunto sintetico delle nostre istanze serve per spiegare il nostro disappunto nei confronti delle scelte operate dalla Regione, di cui siamo venuti a conoscenza durante l’incontro.

Il primo disappunto riguarda la decisione di procedere con uno spacchettamento in antitesi con il concetto di unità produttiva che avevamo auspicato.

Si procede quindi con una frammentazione del bene comune che vede gli spazi che generano ricchezza economica affidate tramite bando a due o tre imprenditori ognuno dei quali si potrà gestire il proprio ristorante, il proprio bar, il proprio albergo. Ciò che riguarda tutti gli altri, ossia le attività che dovrebbero portare nuovi visitatori e fruitori, la formazione professionale, gli incontri culturali, i seminari scientifici o le attività di intrattenimento, rimangono al buon cuore, alla disponibilità economica e alla volontà politica della Regione, per tramite della società LAZIOcrea.

Il canone di locazione degli spazi commerciali andrà direttamente a contribuire al risanamento del bilancio della sanità regionale, mentre le attività di interesse sociale e culturale continueranno a ricadere sulla spesa pubblica della Regione stessa. Questo comporta che i visitatori e quindi i clienti delle attività remunerative, saranno garantiti solo sino a quando la Regione riterrà di spendere soldi sulla creazione di attività. A questo si aggiunga che mentre nella Regione e dentro LAZIOcrea gli obiettivi, le priorità e le persone, cambiano (già a marzo prossimo si vota per il rinnovo della dirigenza politica della Regione) gli appalti remunerativi rimangono visto che LAZIOcrea sta pensando di indire bandi che prevedono una durata gestionale di 12 anni.

Inoltre, difficilmente si potrà vigilare sulla qualità, sull’utilità o sulla ricaduta sociale di quanto avverrà nel Castello. Se un operatore economico non avrà mercato, sospenderà l’attività per riprenderla nella stagione più proficua. Per avere delle possibili ricadute sul territorio non resterà che sperare nel buon senso e nella continuità di erogazione della spesa di chi organizza la riqualificare funzionale del complesso.

Nessun piano per garantire la continuità di posti di lavoro, nessun obiettivo per trasformare il Castello dal pozzo senza fondo che è stato negli ultimi quindici anni, in una risorsa comune, effettivamente in grado portare eccellenza amministrativa, gestionale economica e sociale per tutti, a Santa Marinella e dintorni. Quello che probabilmente si riuscirà a fare è una stagione estiva ricca di offerta. Da settembre in poi, si vedrà.

Ecco il motivo del nostro disappunto. Riteniamo che una grande occasione di sviluppo è andata perduta. Il disappunto aumenta poiché questo è potuto accadere perché né la nostra Amministrazione comunale né quelle degli altri comuni che avevano approvato il progetto, hanno poi mosso un dito per sostenerne le motivazioni, gli obiettivi e le istanze.

Nessuno si è mosso per affermare in Regione la rilevanza del complesso monumentale e delle sue ricadute sociali, per l’occupazione, la crescita culturale e la destagionalizzazione dell’offerta e dell’economia di questo territorio. E questo è proprio uno scandalo.

Nel dirigente di LAZIOcrea abbiamo avuto l’impressione di trovare un interlocutore motivato, sensibile e disponibile alla collaborazione. Quindi, nonostante l’impossibilità di condividere il percorso delineato, abbiamo cercato di essere collaborativi suggerendo alcune scelte, ispirate dall’interesse collettivo.

Abbiamo chiesto che gli spazi aperti (i vialetti, i cortili e il giardino interno) possano essere destinati a parco pubblico, ossia spazi in cui si possa accedere senza visite guidate, senza pagare biglietti, senza dover necessariamente consumare mercanzie, cibi o bevande.

Che i bandi per l’affidamento delle attività commerciali possano attribuire un punteggio relativo alle ricadute occupazionali su cui impegnare il futuro gestore e un punteggio che possa favorire il gestore che si impegna a erogare corsi di formazione inerenti la propria attività.

Analoga richiesta è stata rivolta nell’ambito della formazione sulle attività artigianali affinché anche gli artigiani che occuperanno gli spazi del Castello, possano avere un canone agevolato in relazione alla qualità e alla quantità di attività di formazione da svolgere nell’arco dell’anno.

Abbiamo sollecitato LAZIOcrea a investire in attività di formazione scientifica da sviluppare negli spazi del Castello, su temi inerenti le potenzialità di sviluppo eco-compatibile del territorio ed in particolare sul rilancio del settore dell’agricoltura e che, nel far questo, possa essere coinvolta l’Università della Tuscia.

Abbiamo chiesto che le associazioni che operano sul territorio possano ottenere spazio espressivo e coinvolgimento nell’ambito delle attività da svolgere nel Castello.

Abbiamo sostenuto l’importanza del fatto che in tutte le attività previste nel Castello, tanto quelle commerciali quanto quelle di carattere culturale, LAZIOcrea si impegni a garantire la partecipazione degli studenti dei licei e degli istituti professionali del territorio, nell’ambito dei progetti di alternanza scuola lavoro.

Abbiamo proposto che LAZIOcrea organizzi/ospiti una mostra di fiori all’interno del Castello coinvolgendo i floricoltori del territorio e oltre, e che questa esposizione possa diventare un appuntamento ricorrente nella pianificazione delle attività.

Ci siamo quindi resi disponibili a offrire supporto a LAZIOcrea in ogni opportunità di raccordo tra Regione e territorio, per ciò che rientra nelle nostre competenze e capacità, nel perseguimento del massimo beneficio possibile per la nostra comunità.

Nel corso dell’incontro ci è sembrato di poter condividere le istanze proposte e che queste non siano apparse come sogni o pretese irrealizzabili. Tutto dipenderà dalla volontà politica della Regione Lazio, dalla sua capacità di spesa, dalla sua intelligenza e dal suo interesse a mantenere nel tempo l’impegno di cui si è fatta carico rigettando un progetto approvato da quattro Comuni e supportato dall’adesione di decine di associazioni, fondazioni e istituzioni.

Noi continueremo a chiedere che si realizzi ciò che sempre abbiamo auspicato, ossia che il futuro del Castello possa essere orientato all’inclusione, alle ricadute positive per tutti, al perseguimento del senso sociale della definizione “Bene Comune”.

domenica 2 aprile 2017

Civitavecchia, navi e inquinamento

Primo tavolo di lavoro per la riduzione delle emissioni nel porto di Civitavecchia




Qualche giorno fa l'associazione Cittadini per l'aria -ONLUS con sede a Milano- insieme a NABU -ONG con sede a Berlino- hanno effettuato dei monitoraggi sulle emissioni nel porto di Civitavecchia rilevando “livelli di particolato ultrafine fino a 140 volte superiori a quelli delle zone con aria pulita”. Per intenderci, il particolato ultrafine è quello più pericoloso, in quanto riesce a superare tutte le barriere protettive dell’organismo umano, arrivando fino al bronchìolo.

In seguito a questo controllo l'associazione Cittadini per l'aria, rappresentata dalla D.ssa Daniela Patrucco, ha proposto l’istituzione di un tavolo di lavoro partecipato, allargato alle associazioni del comprensorio, proposta che è stata subito accolta dal comune di Civitavecchia.

Il primo incontro si è svolto mercoledì 29 marzo presso l’aula Pucci del comune di Civitavecchia.

chi era presente?

Per il comune: Il sindaco Cozzolino, il consigliere nonché presidente della commissione ambiente Menditto, l'assessore all'ambiente Manuedda e il consigliere Floccari (vicepresidente della commissione ambiente);

Per la capitaneria di porto: il responsabile per la sicurezza;

Per l’autorità Portuale: un delegato un tecnico, in qualità di auditore, privo di qualsiasi potere decisionale;

Per le associazioni del compensorio, oltre alla promotrice: Civitavecchia c’è, Forum ambientalista, Piazza 048, Ripartiamo dai cittadini, Codacons e, per Santa Marinella, il Comitato 2 ottobre e Il paese che vorrei

quale l'argomento del tavolo?

In assenza di una normativa nazionale in materia di emissioni inquinanti nei porti e in attesa di una normativa europea che dovrebbe scattare nel 2020, s’intende creare un area di controllo delle emissioni nel Mediterraneo, al pari di quanto già attuato nel mar Baltico, del Nord, della Manica e USA. Esplicito il riferimento alla recente “Dichiarazione di Roma” sottoscritta da vari paesi del Mediterraneo, in particolare Spagna, Francia, Italia, Malta e Grecia

in che modo?

Richiedendo alla capitaneria e all'autorità portuale di diventare una zona ECA “sperimentale”, in anticipo rispetto ai tempi dettati dalla Direttiva Europea prevista per l’anno 2020, che in pratica significherebbe firmare un protocollo d’intesa con gli armatori ed emanare un'ordinanza che vincoli le navi a utilizzare combustibile a basso tenore di zolfo prima di entrare nell'area portuale. In aggiunta, si richiede che:


- la capitaneria di porto renda pubblici alla cittadinanza i controlli sulle emissioni;


- venga inserita la problematica dei porti nelle tematiche regionali e nazionali.

Purtroppo l'autorità portuale non era presente al tavolo e quindi non è dato di sapere la sua opinione in merito

Hanno fatto seguito gli interventi di tutte le associazioni presenti, in occasione dei quali la D.ssa Patrucco ha puntualizzato che, sebbene monitoraggi di questo genere sono già stati effettuati in altri porti, Civitavecchia è il primo comune che si è reso disponibile a organizzare un tavolo di lavoro partecipato e per questo l’iniziativa ha la valenza di “progetto pilota”. La capitaneria di porto è intervenuta su questioni più tecniche, in particolare ha illustrato le modalità di controllo delle navi e di invio dei dati alle autorità competenti.

Il paese che vorrei ha invece insistito sul potenziamento del monitoraggio, l'unico strumento che, al momento, può controllare le emissioni delle navi. Le centraline che ci sono (gestite da ARPA LAZIO) non sono infatti in grado di monitorare le particelle ultra sottili ma solo il PM10 (i numeri si riferiscono alla grandezza delle polveri, che più grosse sono e meno danno fanno! Le ultra sottili o UFP sono inferiori a 1).

Il paese che vorrei ha anche chiesto che al prossimo tavolo siano invitati tutti i sindaci del comprensorio, al fine di esercitare quanta più pressione politica possibile.

Il paese che vorrei, considerando che Civitavecchia è un territorio già fortemente sollecitato da un punto di vista ambientale, auspica che vengano adottate quanto prima tutte le misure possibili atte a diminuire l’inquinamento di tutte le fonti presenti nel comprensorio, ivi compresa quindi quella attribuibile al traffico navale. Naturalmente valuta opportuno che l’iniziativa sia estesa agli altri porti nazionali, di modo che non si venga a creare un potenziale rischio di declassamento dello scalo civitavecchiese rispetto agli altri a causa dei maggiori oneri che dovrebbero essere sostenuti dagli armatori firmatari del protocollo d’intesa.

Il paese che vorrei, viste le comprovate e preoccupanti rilevanze di specifici studi già pubblicati in merito al livello di esposizione della popolazione residente nei comuni del comprensorio di Civitavecchia, non esclude la possibilità che la comunità europea stessa possa finanziare la quota parte di spese aggiuntive in carico agli armatori, se il fine ultimo è quello di anticipare, virtuosamente, una direttiva che a breve saranno in ogni caso comunque costretti a rispettare. Ricordiamo infatti che l’ultimo studio condotto dall’Osservatorio Epidemiologico della Regione Lazio su una coorte di oltre 70.000 residenti del nostro comprensorio, ha dimostrato che la popolazione residente nella zona porto, ha un rischio significativamente maggiore di ammalarsi di tumore e patologie neurologiche rispetto alla popolazione del comprensorio meno esposta. Questo vuol dire che il porto rappresenta la principale fonte inquinante di Civitavecchia. In quest’ottica, l’anticipo della direttiva in materia di emissioni rappresenta una risposta doverosa e concreta per il nostro territorio



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POLVERI


Al PM10 fanno riferimento alcune normative (fra cui le direttive europee 2008/50/CE sulla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa e quelle sulle emissioni dei veicoli), tuttavia tale parametro si sta dimostrando relativamente grossolano, dato che sono i PM2,5 ed i PM1 (anche se comunque correlati al PM10) ad avere i maggiori effetti negativi sulla salute umana e animale. Per le emissioni di impianti industriali (fabbriche, centrali, inceneritori) il riferimento è ancora più grossolano (le Polveri Sospese Totali PTS), e si riferisce solamente al peso totale delle polveri e non alla loro dimensione.

La sensibilità degli attuali strumenti di controllo sulle emissioni apprezza ordini di grandezza del micrometro. Per rilevare particelle ancora più fini è necessario utilizzare strumenti di laboratorio molto sofisticati e costosi, e su questa categoria di polveri non esistono limiti di legge (che operativamente non potrebbero essere fatti rispettare alla luce della tecnologia attuale).

Nel 2006 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), riconoscendo la correlazione fra esposizione alle polveri sottili e insorgenza di malattie cardiovascolari e l'aumentare del danno arrecato all'aumentare della finezza delle polveri, ha indicato il PM2,5 come misura aggiuntiva di riferimento delle polveri sottili nell'aria e ha abbassato i livelli di concentrazione massimi "consigliati" a 20 e 10 microgrammi/m³ rispettivamente per PM10 e PM2,5.

Nell'aprile 2008 l'Unione Europea ha adottato definitivamente una nuova direttiva (2008/50/EC) che detta limiti di qualità dell'aria con riferimento anche alle PM 2,5. Tale direttiva è stata recepita dalla legislazione italiana con il D. Lgs 155/2010, che abroga numerosi precedenti decreti tra cui il DM 60 del 2 aprile 2002 recante recepimento della direttiva 1999/30/CE del 22 aprile 1999 del Consiglio concernente i valori limite di qualità dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo e della direttiva 2000/69/CE relativa ai valori limite di qualità dell'aria ambiente per il benzene ed il monossido di carbonio.

I limiti per la concentrazione delle PM10 nell'aria sono così stabiliti:


Valore Limite per la media annuale: 40 µg/m³
Valore limite giornaliero (24-ore): 50 µg/m³
Numero massimo di superamenti consentiti in un anno civile: 35 gg/anno


Per le PM 2,5 il decreto non prevede dei limiti sulla concentrazione media giornaliera, come per le PM10, ma dal 2011 è scattato l'obbligo per monitoraggio di tali polveri, con l'obiettivo di raggiungere al 2015 un valore limite medio annuo fissato a 25 µg/m³







PTS corrisponde a “Particelle Totali Sospese”
Per PM10 si intende il “totale delle particelle inferiori a 10,0 μm”
Per polveri ultrafini si intendono quelle inferiori a 1,0 μm







venerdì 31 marzo 2017

Il Sindaco non dovrebbe sorridere

Ora che il clamore si è spento ci piacerebbe approfondire la vicenda sulla nomina del nuovo segretario comunale e sulla delibera di Giunta che richiede agli organi competenti di declassare la fascia di pertinenza, relativamente alla scelta di questa figura professionale.

Il “declassamento” non ha rilevanza sulla possibilità di accedere a finanziamenti. Ma non è questo il punto. Infatti, come ha dichiarato lo stesso Sindaco, anche stando nella fascia superiore, di finanziamenti l’Amministrazione non è stata capace di portarne poi molti.

Quello che lascia stupiti, è il fatto che si cerchi di far passare la scelta di una figura professionale con meno esperienza, meno titoli, meno capacità di gestire situazioni complesse, come un fatto normale, anzi auspicabile. I Segretari comunali vengono iscritti nelle diverse fasce in base ai titoli, all’esperienza maturata e alle capacità. Salendo di fascia, non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo, la professionalità e la qualità aumenta.


In passato, il nostro Comune si era posto l’obiettivo di dotare la pianta organica di una figura professionale di livello superiore. Quindi, sulla base della spiccata vocazione turistica della nostra città, si era ottenuta la possibilità di dotarsi di un Segretario comunale con “competenze nazionali” attingendo a una fascia superiore a quella che spetterebbe al nostro Comune in relazione al numero di abitanti.

Oggi, invece, l’Amministrazione Bacheca si pone l’obiettivo inverso: dotare la pianta organica di una figura professionale di livello inferiore. La Giunta, sia chiaro, ne ha facoltà. Quello che non si capisce è perché abbia volontariamente operato una scelta al ribasso che certo non promuove l’immagine della città.

Abbiamo letto che il primo cittadino sorride davanti al polverone sollevato dalla vicenda. Sorriderebbe meno se riuscisse a vedere quanto si cela dietro questo allarme. Una città ormai allo stremo, consapevole di aver perso ogni prestigio e competitività. Una città mortificata dalla miopia di una classe dirigente che ne ha predato le risorse senza saperne disegnare il futuro. Una città la cui fragile economia si aggrappa disperatamente alle rendite del passato, consapevole di riuscire a sopravvivere unicamente perché vicina a Roma. Consapevoli del fatto che potremmo tornare ad essere un luogo accogliente in cui vivere e una meta turistica competitiva noi, i cittadini, con fierezza e rammarico guardiamo le bellezze naturali dei luoghi che abitiamo, sole e uniche cose che non sono riusciti a distruggere.

E’ dunque una scelta di coerenza? Si è deciso di adeguare il nostro status al degrado a cui è stata condannata Santa Marinella dopo due mandati Bacheca?

Con questo ultimo atto formale, la Giunta Bacheca firma la propria azione sulla città: un declassamento. Come cittadini auspichiamo una nuova Amministrazione che faccia scelte di qualità e che tenda a migliorare lo standard dell’organizzazione amministrativa.

Invece siamo costretti a prendere atto, che potendo scegliere, l’Amministrazione Bacheca ha scelto di tornare indietro. Questa auto bocciatura è difficile da digerire e mortifica la dignità dei cittadini che si sentono declassati senza averne colpa.


giovedì 16 marzo 2017

Santa Marinella dice no alla svendita del bene comune

Prosegue la raccolta di firme per fermare il project financing sulla passeggiata: un progetto sbagliato, ingiusto e illegittimo.




La forte adesione al progetto per una spiaggia attrezzata e con servizi, operativa 12 mesi l’anno, in contrapposizione all’ipotesi della Giunta Bacheca finalizzata alla svendita della Perla del Tirreno, ci spinge a proseguire con determinazione l’attività di contrasto nei confronti di un project financing che riteniamo sbagliato, ingiusto e illegittimo.

È un progetto sbagliato, perché non crea servizi aggiuntivi al turismo o ai residenti e non offre nuove opportunità occupazionali. È sbagliato perché espropria i cittadini della libera fruizione di un bene comune e lo privatizza in cambio di lavori di ristrutturazione che l’Amministrazione non si vuole prendere la briga di gestire. Questo non è un project financing, è la dismissione di un bene comune, è la resa dell’Amministrazione davanti alla propria incapacità gestionale.

È un progetto ingiusto, perché vorrebbe utilizzare un bene comune come merce di scambio, privilegiando l’interesse privato rispetto a quello di un’intera comunità.

In un periodo di crisi economica e occupazionale ci si aspetterebbe un’azione amministrativa protesa a favorire l’incremento e l’accessibilità dei servizi a tutti. Una progettualità mirata a realizzare il pieno utilizzo del patrimonio pubblico e dei beni disponibili sotto il profilo temporale e qualitativo. Una programmazione finalizzata all’incremento delle opportunità imprenditoriali e occupazionali, soprattutto per quella fascia di popolazione che forse non possiede i milioni di euro necessari ad alleggerire l’Amministrazione delle proprie responsabilità ma ha idee, voglia di mettersi in gioco e necessità di trovare uno sbocco lavorativo. Questo improprio project financing non crea nulla che oggi non esista già e non persegue ciò che un’Amministrazione, degna del ruolo cui è stata delegata, dovrebbe realizzare.

Infine, è un progetto illegittimo, perché prevede che una zona demaniale possa seguire le sorti di una privatizzazione di fatto a venticinque o trent’anni. Infatti, mentre l’Amministrazione può purtroppo disporre delle opere murarie poste sotto la passeggiata (cabine e servizi) in quanto parte del patrimonio del Comune, non è legittimo fare altrettanto con il tratto di arenile antistante. Questo non è nelle disponibilità dell’Amministrazione comunale perché è un bene che appartiene a tutti, aldilà del nostro comune e aldilà del tempo, per fortuna limitato, di quest’amministrazione.

Si tratta di un problema politico e culturale che l’Amministrazione non riesce a cogliere ma che i cittadini di Santa Marinella hanno capito benissimo. Forti del loro sostegno, porteremo avanti questa battaglia di civiltà in ogni sede in cui sarà necessario sostenerla.

Riproponiamo con forza la nostra visione di qualificazione del bene comune. Vogliamo una spiaggia attrezzata con servizi che possano coniugare qualità e controllo con la libertà di fruizione. Uno spazio che, aldilà dei mesi estivi dedicati alla balneazione, costituisca un polo d’attrazione tutto l’anno, attraverso la pianificazione di nuove attività e l’offerta di servizi per lo sport, la cultura e l’intrattenimento. Vogliamo un’offerta integrata al turismo che generi nuove opportunità di lavoro e investimento sul nostro territorio.

Il Paese che vorrei

domenica 29 gennaio 2017

Perla del Tirreno: uno stabilimento inclusivo




A seguito del dibattito di questi ultimi giorni, il "Paese che vorrei" vuole sottolineare alcuni punti relativi alla futura gestione del tratto di spiaggia e relative attrezzature denominata La Perla del Tirreno.

Riteniamo che la scelta di affidare la gestione dello stabilimento e delle relative strutture fino a 30 anni, cosi come prevede il progetto di fattibilità redatto dall'Amministrazione, non sia una scelta di responsabilità ma l’ennesima resa di un bene comune a una privatizzazione di fatto.

Se ciò avviene per pigrizia, per incapacità o per secondi fini, non siamo ancora riusciti a capirlo, ma certo è che basta guardarsi intorno per misurare l’inadeguatezza dell’Amministrazione nella gestione del nostro patrimonio collettivo e in questo marasma l'idea dell’Amministrazione di uno stabilimento “esclusivo” (il termine è il loro) indica non solo una mancanza di realismo ma anche la volontà di escludere, appunto, la maggior parte dei cittadini dalla fruizione della spiaggia.

Su questo ribadiamo: la spiaggia e le sue attrezzature sono un bene comune e come tale andrebbe gestito non in termini esclusivi ma inclusivi sia per quanto riguarda la quantità e la qualità dei servizi offerti, sia per ciò che attiene alla possibilità di creare opportunità occupazionali sul nostro territorio.

Il “Paese che vorrei” sta portando avanti la raccolta firme proprio per dare voce a chi condivide questa idea; e sono tanti. Perché tanti non vogliono più assistere impotenti all’erosione costante del nostro patrimonio e dei nostri diritti.

A chi dice che la nostra idea di spiaggia libera attrezzata, con attività da svolgere durante l’intero arco dell’anno “non si può fare” , facciamo notare che questa formula è pienamente realizzabile e perfettamente in linea con le direttive regionali sull'utilizzo della costa.

È una proposta che andrebbe a potenziare i servizi offerti a turisti e cittadini, senza nulla togliere a quelli che un comune stabilimento è in grado di offrire solo nella stagione estiva. Non si tratta dunque di possibilità ma di scelte e obiettivi.

A noi sta a cuore la riqualificazione, il potenziamento dei servizi e la creazione di opportunità di lavoro, questa Amministrazione, invece, prosegue la sua azione di mortificazione del territorio, svendita dei beni comuni e gestione del privilegio a beneficio di pochi.

Il Paese che Vorrei





lunedì 16 gennaio 2017

Perché Santa Marinella muore



Riceviamo da Marinella Elia e volentieri pubblichiamo

Perché siamo tutti scontenti di una città che sembra morire tra le nostre braccia, di una città che amiamo e che ci sta lasciando. E perché pur consapevoli che la nostra città sta boccheggiando come un pesce a cui non basta l'acqua che lo accoglie, non facciamo nulla per ridarle quel liquido vitale che la farebbe respirare. Perché siamo solo capaci di vaticinarne la fine e di cantarne le lodi passate. Ma forse è perché siamo noi quel liquido vitale che farebbe respirare la nostra povera piccola città? Ma allora vi chiederete: perché saremmo noi cittadini, persone comuni, lavoratori, disoccupati, giovani meno giovani, uomini donne che stiamo riducendo un paese, una volta ricco e promettente, in un posto sporco, senza prospettive, senza futuro? Ma che c'entriamo noi, cosa avremmo fatto noi, cosa staremmo ancora facendo per ridurre l'ossigeno fino ad esaurirlo a questa povera piccola città?

Una città non ha vita indipendente da coloro che la abitano, una città è la comunità che la vive. Pur facendo parte di una famiglia che tra le prime si è insediata a Santa Marinella ai primi del '900, io ci abito soltanto da 5 anni e in 5 anni ho potuto constatare di come il degrado e la corruzione dei costumi ne abbia lentamente occupato ogni angolo e si sia insinuato con irresistibile caparbietà in questa nostra piccola città. E noi tutti "stamo a guardare", capaci solo di lamentarci. Io credo che sia necessario fare una profonda autocritica e un salto di qualità. È la nostra mentalità che va profondamente modificata. È necessario ammettere, anche contro voglia, che la qualità della vita cambierà se per prima cosa cambierà il nostro modo di concepire quella che una volta si chiamava proprietà pubblica e che oggi si chiama, un po' evocativamente, BENE COMUNE.


Mi piacerebbe pensare che tutti noi siamo convinti che il bene generale è anche il bene nostro e questo non è un luogo comune oppure una petizione di principio, ma una solida realtà che ha fondamento nei paesi del nord Europa, dove è principio cardine del loro vivere comune. Una cultura civica che possa permeare la nostra anima è quella che fa vivere tutti meglio. Una società che punti a questo è una società che svilupperà e migliorerà l'economia del paese. Pensate alla raccolta differenziata: le buone pratiche del riciclo si possono trasformare in un beneficio per tutti. Comuni del Veneto, dell'Emilia Romagna attuano la politica della detassazione ai cittadini che si impegnano in una buona raccolta differenziata. Il comune di Bari ha organizzato dei centri di raccolta in cui i residenti con le tessere sanitarie possono registrare i rifiuti consegnati e quindi accumulare punti per usufruire della riduzione sulle tasse. Pensate ai piani per la eliminazione delle Barriere Architettoniche: attuare un piano che punti ad eliminare tutti quegli ostacoli che si frappongono alle carrozzine dei disabili motori, o anche alle mamme con i passeggini, pensate ai percorsi tattili che aiutano i non vedenti o ai semafori acustici e strisce pedonali. Significherebbe affidare alle piccole imprese locali lavori di ristrutturazione in tal senso con sovvenzioni statali. Insomma basterebbe che l'amministrazione avesse a cuore il bene pubblico, materiale ed immateriale, perché si possa creare uno sviluppo a tutto tondo di una città. E l'amministrazione siamo noi. Siamo noi sia perché è espressione del nostro voto sia perché siamo noi che dobbiamo essere pungolo e controllo del suo operato. Siamo noi cittadini che dobbiamo avere a cuore la nostra città.

Mi piacerebbe pensare che il bordo della strada dove il signor X svuota il portacenere della sua automobile sia anche mio e quando il signor X lo fa è come se lo facesse nel mio giardino. Il signor Y che non raccoglie gli escrementi del proprio cane, anche se ignora questo principio basilare davanti il portone del mio peggior nemico, insulta me come il povero malcapitato che ci mette il piede sopra. La signorina Z che abbandona la spazzatura davanti la terrazza che affaccia sul nostro splendido mare, invece che affidarla nel giorno giusto all'addetto giusto, mi crea un dolore perché danneggia la città che io sento mia, che pretendo sia bella e che venga giudicata tale dal turista che ha scelto Santa Marinella come luogo d'elezione. Se chi gestisce un bar o una pizzeria sistema il proprio dehor su un marciapiede senza rispettare le regole, sempre che regole ci siano, danneggia anche me anche se io su quel marciapiede non ci passo mai. Perché quel marciapiede è mio come di tutti quelli che ci passano e l'interesse legittimo del gestore ad avere uno spazio esterno che abbellisce la nostra città deve incastrarsi con quello di chi su quel marciapiede ci passa due volte al giorno, magari spingendo un passeggino. La spiaggia che incornicia la passeggiata a mare è più bella se vissuta tutta l'anno e da chiunque vi voglia accedere, anche se io preferisco di gran lunga lo scoglio che, dietro il porto, occhieggia i turisti che in barca rientrano dopo una giornata a largo. E tutto questo non solo per un presunto senso civico, di cui purtroppo noi santamarinellesi non siamo provvisti, ma anche perché tutto questo può portare denaro. Una città a vocazione turistica come Santa Marinella ha bisogno di senso civico, di regole e di bellezza a cui tutti dobbiamo essere votati. Ha bisogno di un progetto di città che solo una politica sana e creativa, un patrimonio di scelte consapevoli ed ecocompatibili possono sviluppare.

Penso che sia ora di superare tutti quei giochi di potere, quei bizantinismi che nell'imminenza delle elezioni amministrative si cominciano ad ascoltare. La buona politica, che ancora esiste e nessuno mi può convincere del contrario, non è fare i conti su quanti voti può portare quel tale personaggio o quel tal'altro, non è svegliarsi a sei mesi dall'agone elettorale per scopiazzare un vecchio programma e reclutare dei portatori di voti, non è risvegliare vecchie cariatidi che hanno fatto già abbastanza male, ma che si pensa possano ancora dire la loro. La nobiltà della politica sta nel coltivare un obbiettivo alto e nello studiare la pianificazione per concretizzarlo. Io credo ancora che possiamo farcela, ci credo fortemente e credo in un progetto di città che si costruisce insieme. Ci vuole impegno e festosità, voglia di farcela ed entusiasmo e, come disse Pietro Ingrao: “Sapete compagni, mi sarebbe piaciuto andare in convento, ma invece ho scelto di rimanere nella metropoli, dove siamo tanti, di tanti luoghi e di tanti colori, e la libertà si costruisce qui dentro”.

Marinella Elia




giovedì 29 dicembre 2016

Liberiamo la perla! Assemblea pubblica

Il 7 gennaio 2017 alle ore 16 presso il parco Kennedy, il Paese che Vorrei presenta la propria proposta riguardo la gestione della spiaggia la Perla del Tirreno.

Il progetto vuole garantire l'utilizzo di questo arenile durante tutto l'arco dell'anno e non crede che la scelta dell'amministrazione del project financing sia proficua per il territorio e per i cittadini per quanto riguarda i servizi e la ricaduta occupazionale.

La Perla del Tirreno è un BENE PUBBLICO e quindi appartiene a TUTTI i CITTADINI!

venerdì 16 dicembre 2016

Perla Libera Tutti: firma la petizione

Al seguente indirizzo è possibile firmare la petizione per restituire una spiaggia libera a Santa Marinella:



https://www.change.org/p/sindaco-comune-santamarinella-rm-it-perla-libera-tutti-restituiamo-una-spiaggia-libera-a-s-marinella-finche-siamo-in-tempo?recruiter=647835140&utm_source=share_petition&utm_medium=email&utm_campaign=share_email_responsive

Liberiamo la Perla del Tirreno

 Una proposta per darle vita dodici mesi l’anno 

Sabato 7 gennaio 2017 al Parco Kennedy,Il Paese che Vorrei presenterà la propria proposta per la gestione della spiaggia della passeggiata, la nostra Perla del Tirreno.

Ilproject financing voluto dall’Amministrazione comunale prevede la concessione della spiaggia e delle cabine attigue ad un unicooperatore per una gestione solo estiva e ad uso esclusivo di chi può permettersi il canone previsto.

Il Paese che vorrei rivendica una proposta più ampia, una spiaggia libera attrezzata d’estate per accogliere sia chi scende in spiaggia con l’asciugamano sulle spalle sia chi, invece, preferisce cabina e lettino.

Propone, inoltre, una spiaggia vissuta anche negli altri mesi dell’anno grazie ad una rotazione di operatori, circoli sportivi e associazioni culturali che a periodi o in condivisione possano richiamare al mare di S. Marinella,residenti e turisti, attraverso l’offerta di servizi e attrezzature come, per esempio,scuole su piccole imbarcazioni (derive, windsurf, kayak), attività sportive come beach volley e beach soccer, o ancora attività culturali e divulgative sulla sicurezza in mare e sull’ambiente marino, pensando anche alla possibilità di creare un punto di ristoronella struttura. 

Poiché il mare e la spiaggia non può che essere sempre di tutti, il Paese che Vorrei continua a pretendere l’eliminazione delle barriere architettoniche che ancora oggi ostacolano la fruibilità della spiaggia in spregio alla normativa vigente.

Il primo appuntamento per la raccolta di firme a sostegno della proposta è sabato 17 e domenica 18 dicembre dalle ore 10:00/12:00 e dalle 16:00/18:00 sotto i portici antistanti l’arena Lucciola. È inoltre possibile dare il proprio sostegno firmando on-line sulla piattaforma change.org la petizione “Perla libera tutti-restituiamo una spiaggia libera a S. Marinella finché siamo in tempo”.




La nostra proposta per la "Perla del Tirreno"


PERLA LIBERA A TUTTI



 Restituiamo la spiaggia a Santa Marinella


PREMESSA

 Il tratto di spiaggia con le relative attrezzature da sempre utilizzato come stabilimento balneare con il nome “la Perla del Tirreno” è una proprietà pubblica. Ciò vuol dire che appartiene a tutti i cittadini e rientra quindi a pieno titolo tra i “beni comuni patrimoniali”.

L’obiettivo nella gestione di un bene comune per noi è quello di perseguire la qualificazione del bene in termini ambientali (risanamento, accessibilità, decoro, prestazioni) ma anche e soprattutto in termini di offerta dei servizi e ricaduta occupazionale. Consideriamo quindi limitativo valutare il “beneficio” per i cittadini che sono stati privati di un bene comune, esclusivamente in termini economici sotto forma del canone annuo di concessione.

Per questo motivo la nostra proposta mira da un lato a garantire la libertà di accesso e di fruizione di questo tratto di arenile e dall’altro a rilanciarne l’utilizzo in termini di offerta di servizi ai residenti e ai turisti durante l’intero arco dell’anno.

La conseguenza sotto il profilo occupazionale è quella di offrire ad un ampio ventaglio di operatori la possibilità di creare una serie di servizi da erogare su 12 mesi invece che relegare l’utilizzo della spiaggia ai 2 o 3 mesi estivi e lasciare, come è stato fino a oggi, le attrezzature e la spiaggia stessa nel più totale abbandono.

Si ritiene inoltre importante,sotto il profilo dell’offerta turistica,l’opportunità di sviluppare iniziative ed eventi sportivi, culturali e d’intrattenimento in grado di richiamare presenze anche al di fuori della stagione estiva.


LA PROPOSTA

1. Il tratto di spiaggia e le relative strutture potranno essere date in gestione con la formula della spiaggia libera attrezzata e a condizione che la società di gestione si impegni a sviluppare servizi e attività calendarizzate durante l’intero arco dell’anno presentando un adeguato progetto di gestione e l’elenco degli eventuali partner (società e/o associazioni) coinvolti nella gestione per lo sviluppo delle diverse attività.

2. Il tratto di spiaggia e le relative strutture dovranno essere oggetto di qualificazione e adeguamento alla normativa vigente (ad oggi totalmente ignorata) in termini di “eliminazione delle barriere architettoniche” al fine di garantire a tutti la piena agibilità degli spazi.

3. Gli spazi coperti potranno essere riqualificati e adeguati a un uso diversificato in funzione delle attività previste.

Le cabine disponibili durante la stagione balneare possono essere utilizzate come spogliatoi durante negli altri periodi, lo spazio dell’ex discoteca (attualmente inagibile) potrà essere utilizzato per lo svolgimento di attività didattiche, divulgative, culturali a sostegno e integrazione delle attività ludico-sportive, una porzione di questo spazio potrà essere destinata a punto ristoro e intrattenimento.

4. Il tratto di spiaggia e le relative strutture possano essere date in gestione con il vincolo allo svolgimento delle seguenti attività:

 1) Servizi per spiaggia libera attrezzata;
2) Servizi e attrezzature per una scuola di vela su derive;
3) Servizi e attrezzature per una scuola di windsurf;
4) Servizi e attrezzature per una scuola di kayak;
5) Servizi e attrezzature per attività sportive compatibili (tipo beach volley);
6) Attività culturali e divulgative sul tema della sicurezza in mare;
7) Attività culturali e divulgative sull’ambiente marino e costiero;
8) Servizio di somministrazione di alimenti e bevande anche a supporto delle attività che si svolgeranno
9) Periodo estivo serale di bar aperitivi e musica lounge bar (compatibilmente con il ripristino degli spazi)

Coerentemente con quanto previsto in materia di gestione delle spiagge libere attrezzate

1) dovrà essere garantito il libero accesso alla spiaggia e al mare anche nelle ore notturne
2) le attrezzature non utilizzate (ombrelloni, sdraio, lettini) dovranno essere rimosse dalla spiaggia per garantire la piena accessibilità;
3) dovranno essere garantiti i servizi di sorveglianza, sicurezza, assistenza e pulizia durante l’intero arco dell’anno.


domenica 20 novembre 2016

Un albero in Comune




LA CICOGNA TRADITA PORTA UN ALBERO IN COMUNE

L’Amministrazione non onora l’impegno di piantare un albero per ogni nuovo nato (e molto altro ancora)

Siamo al 21 novembre, Festa Nazionale dell’Albero, e anche quest’anno nessuna sorpresa positiva da parte dell’Amministrazione. Per svegliare la Giunta dal torpore, abbiamo deciso di far recapitare dalla cicogna un albero che renda giustizia alla comunità, privata di un simbolo di speranza legato alle nuove nascite.

I nostri volontari, dopo averlo portato in corteo lungo le vie della città, hanno piantato un albero di leccio proprio nell’aiuola antestante l’entrata della sede comunale. Aiuola che fino a qualche anno fa ospitava un’altra pianta, abbattuta e mai sostituita.

Questa azione simbolica, vuole dar voce a tutti coloro che a Santa Marinella sono stanchi di assistere impotenti allo svilimento del patrimonio verde e alla stentata sopravvivenza di parchi, giardini, viali. Cittadini che si sentono umiliati dall’offrire una tale immagine della propria città.

venerdì 18 novembre 2016

Chi Siamo


Da oggi “Il Paese Che Vorrei” diventa la voce e il simbolo unitario di persone che hanno collaborato a numerose iniziative politiche, come i Piani per l’Abbattimento delle Barriere Architettoniche e Progetto Integrato Sviluppo Urbano; la Mozione a Tutela del Verde; il progetto per il Castello di Santa Severa; la promozione dell’Assemblea per la Piazza Partecipata e il costante sollecito per un Pia...no d’Emergenza Comunale.

Alcuni provengono da ACP e SEL, altri non hanno appartenenza politica. Condividono valori ed obiettivi indicati nel documento “Santa Marinella bene comune”.

Invitiamo tutti coloro che si riconoscono nei principi di questo documento a contribuire alla nascita di un movimento politico che superi finalmente controproducenti divisioni e diventi credibile alternativa al blocco di potere che governa la città.

Manifesto - Santa Marinella Bene Comune

Santa Marinella è un bene comune. Questo principio determina gli obiettivi, la scelta delle priorità, la destinazione delle risorse e ogni azione di governo. Dobbiamo scardinare un modello orientato all'interesse di parte e alla appropriazione delle risorse pubbliche.

Il territorio è un patrimonio collettivo da tutelare per perseguire la qualificazione ambientale e la creazione di servizi in grado di favorire il riequilibrio della ricchezza, la creazione di opportunità, la ricaduta occupazionale, lo sviluppo di un tessuto produttivo a beneficio di tutti.

L'ambiente è un prestito che riceviamo dalle generazioni future; per questo va gestito con una programmazione seria e di lunga portata che possa conciliare salute pubblica e produzione, sviluppo e sostenibilità, godibilità e tutela.

Migliorare la qualità della vita significa attuare interventi volti a migliorare lo spazio pubblico urbano e a ricostruirlo come luogo d'incontro, a connettere e qualificare le periferie, a recuperare spazi abbandonati, a immaginare luoghi e ad animarli con l'offerta di servizi. Ciò vuol dire mitigare le sacche di disagio sociale e innalzare il livello di sicurezza.

Credere nel bene comune vuol dire credere nella collettività e comporta il desiderio di investire su asilo nido, scuola, assistenza sociale, cultura, sport, verde, pulizia, opportunità per i giovani. Dobbiamo perseguire accessibilità, sostenibilità e benessere, nel rispetto della dignità di ogni cittadino, con particolare attenzione alle fasce più deboli. Tutti, nessuno escluso, devono poter godere dei beni comuni e dei diritti.

La città-bene comune: un patto che lega tutti alle stesse regole. Questo patto è saltato e le risorse economiche e ambientali sono utilizzate come strumento per la conservazione di potere e privilegi. È una tendenza che deve essere invertita attraverso concetti-guida di giustizia sociale, etica, trasparenza, legalità, che non sono bandiere per acquisire consensi ma valori da concretizzare nella pratica quotidiana. È quindi necessario ricostruire la cultura dei diritti sociali contro quella della elargizione di privilegi.

La qualità dell'amministrazione si misura in termini di qualità dei servizi e presuppone una condivisione strategica con i cittadini, la cui partecipazione è imprescindibile.
È necessario inoltre ridefinire gli obiettivi con chi opera negli uffici comunali, ricostruendo la dignità del lavoro anche nelle pratiche di esternalizzazione, troppo spesso strumento di sfruttamento o di finanziamento di reti clientelari.

Questo progetto-obiettivo va fondato sulla partecipazione, sul godimento dei diritti e sulla crescita culturale, morale e intellettuale di tutti: si tratta di attuare una trasformazione sociale che cancelli le insopportabili logiche di gestione del potere a beneficio di pochi e inauguri una fase di pianificazione strategica condivisa, in grado di generare ricchezza nel rispetto delle pari opportunità. È il concreto sforzo di una comunità che vuole investire nel proprio futuro, un'occasione per migliorare la qualità della vita in armonia con un'idea di progresso sostenibile per la comunità e per l'ambiente.

Diamo il benvenuto a chi vuole partecipare al cambiamento.

mercoledì 16 novembre 2016

PORTO ODESCALCHI: CENT’ANNI DI CONCESSIONE (VENT’ANNI DI SOLITUDINE)




Sono passati vent’ anni (12 novembre 1996) da quando il Comune di S. Marinella ha approvato la convenzione con la Società Porto Odescalchi (ora Porto Romano) della durata di cento anni. La società s’ impegnava a ingrandire il porto e a rinnovarlo a sue spese in cambio di un canone annuale davvero esiguo.

Da allora i lavori di ampliamento non sono mai iniziati, le amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo non si sono mai preoccupate di controllare il rispetto dei vincoli imposti (uno per tutti il divieto di mantenere occupate aree a terra per mantenere le barche “a secco”) e tutti gli accordi sottoposti alla società per l’avvio dei lavori sono puntualmente stati disattesi, per mezzo di ricorsi legali che hanno visto il Comune sempre perdere i contenziosi in ogni sede.